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martedì 1 dicembre 2009

Oblio


Oblio, narcosi


perchè dormino i miei dolori


cavalli neri senza cocchiere


amici spietati


che mi incalzano al di là


delle parole e dei sorrisi


nella battaglia contro la viva vita


la danza del re di cuori accende sempre più fiammelle


fuoco fuoco


zampilla


qui e arde là



qua ci sono fottuti aborti



e voragini di passioni



e morti

mercoledì 18 novembre 2009

Anche nella vita come nella scrittura, si parte dal "titolo"... ma a volte i titoli sono inadatti, inadeguati, e bisogna cambiare rotta, percorso...si finisce per cambiare il fine oltre che il mezzo. Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una camera oscura disse il sommo poeta. M.C. Mosella

mercoledì 11 novembre 2009

Cinzia Pierantonelli "Il muro dentro"

Un anno speciale perchè sono lontano in un Paese in cui la Coca cola è bandita e non ci sono panini da imbottire semplicemente perchè non trovo nulla di quelle cose buone che da noi si mangiano, almeno, alle feste, un anno speciale perchè non c'è nessuno da invitare. Un anno speciale perchè non so che musica ascoltare. Qui i gruppi inglesi e la musica più scatenata sono tollerati appena. Si sentono dalle onde delle radio dei settori americani, inglesi a Berlino ovest. Mi manca l'ansia del giorno di compleanno di quando si aspetta qualcuno per un regalo speciale. La stanza per ricevere gli amici, la musica da ascoltare, bevande selezionate, piatti usa e getta con tartine, leccornie da mangiucchiare disordinatamente: pane soffice all'olio da farcire con majonese, pomodorini, trance di tonno, basilico fragrante. Quindi sarà come in quelle annate in cui il giorno del compleanno lo si vorrebbe superfluo: è ancora troppo presto per farlo arrivare perchè non si è vissuto a sufficienza per esserci già lì allo scoccare della mezzanotte. Rimandare, rinviare, procrastinare o solo il tempo di qualche ritocco, meglio fare come se niente fosse. Qualche idiota però te lo rammenta sei costretto a ripensarci, sei costretto a sorridere, anche a sentirti più vecchio. Vorresti semplicemente stare sdraiata sul divano a leggere. Neppure un trillo del telefono, nessuno che passa per gli auguri. Silenzi imbarazzanti. Solitudini superflue. Tempo sprecato nell'ansia. Da bambina attedevo con trepida gioia la festa, le zie e i loro regali che puntualmente mi rimandavano ad uno spazio futuro del quale non sapevo nulla: mi donavano pezzi del futuro corredo. Avrei solo voluto giocare. Ma scoccava l'ora in cui si era un anno più grandi e i grandi cercano di abbreviarti l'infanzia, poi la gioventù per arginare quel sentimento di struggente nostalgia che provocano i ricordi di ieri. Il pensiero al compleanno è una specie di bilancio di solitudine. Ma se supero questo giorno, supero anche la prova di vivere in questo paese, me lo sento. Esco per strada per prendere una boccata d'aria. Avverto un'atmosfera rarefatta, quasi stantia. Fa caldo, n caldo sorprendente per la stagione, mi ricorda il clima della mia terra.

sabato 31 ottobre 2009

Allergia agli orologi


Ho rotto gli orologi. Nessun orario mi sta bene. Posso cambiare gli orologi, ma, nessuno mi calza come un vestito. Sono le otto meno cinque. Le sette e trenta all'orologio, messo apposta prima per arrivare in orario e le sette all'orologio rimasto fedele al vecchio orario. Folle il tempo, non io a rincorrerlo per fermarsi un po' a chiacchierare. Intanto ci sono tempi e tempi, tempo per pranzare, tempo per dormire, tempo per danzare, tempo per danzare, tempo per dormire, tempo per studiare, tempo per lavorare, tempo per dormire, tempo per cenare, tempo per il tempo e tempo per il niente. Il tempo, uccello rapace che strappa la consapevolezza ed il gelato ad un bimbo. C'è tempo per il caffè e tempo per il gusto. C'è tempo per chi non aspetta tempo, per chi rincorre il metrò o l'autobus, per chi ride ed aspetta il proprio turno, per chi si affretta, per chi si allenta. Ci sono i tempi propri e i tempi altrui. Ah, erano altri tempi! Adesso ci sono i tempi brevi e i tempi prolungati. I tempi possono diventare duri ma i duri possono affrontare tutte le stagioni, compreso l'inverno. Ci sono gli animali che vanno in letargo e le formiche che hanno accumulato d'estate per non essere sprovviste d'inverno. C'è tempo ed il tempo, ci sono i tempi morti e i tempi vuoti d'allegria. Ci sono i tempi miti ed i miti sul tempo. Esiste l'attesa e chi è in dolce attesa. Meglio attendere senza tendere lo sguardo allo scorrere del tempo. Il paziente in ospedale riferì "allergia ai gatti e agli orologi"

martedì 27 ottobre 2009

Sonetto 1 Shakespeare

Il mio occhio s'è fatto pittore ed ha tracciato / L'immagine tua bella sul quadro del mio cuore; / Il mio corpo è cornice in cui è racchiusa, /Prospettica, eccellente arte pittorica, / Ché attraverso il pittore devi vederne l'arte / Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta, / Custodita nella bottega del mio seno, / Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre. / Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda: / I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi / Son finestre al mio seno, per cui il sole / Gode affacciarsi ad ammirare te. // Però all'arte dell'occhio manca la miglior grazia: /Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore

Shakespeare

" Kill me to-morrow: let me live to-night! "

lunedì 21 settembre 2009

un minuto di silenzio


Suona la campanella prima di mezzogiorno, e ci ricorda di alzarci in piedi con il capo chino per osservare un minuto di silenzio. Un solo minuto. Qualcuno borbotta una preghiera, qualcuno accenna un'espressione triste, qualcun altro inconsapevole un sorriso, qualche altra si guarda intorno, osserva le unghie o guarda distrattamente il compito lasciato sul banco. L'aria si fa sempre più opprimente, entra dalla finestra molle di rugiada. Eppure un minuto sono sessanta secondi. Interminabili a volte, come la paura. La morte arriva leggera. Non la senti. Ti porta via. Morte ladra. Le sensazioni si facevano via via più intense. Quando il silenzio le cerca sotto l'impermeabile, si fanno più rumorose, somigliano ad una chitarra scordata o al rumore di un clacson violento. Un odore forte entrava dalla finestra odore di muschio, di erba bagnata. Non sopporto questo silenzio, ridatemi il mio minuto, voglio coprirlo con un urlo.

domenica 20 settembre 2009

Tornando a casa, scendo dall'autobus, affamata. Mi coglie la pioggia inaspettata, con il cielo ancora circondato un pò di luce. Mi bagna i piedi ed io non so come proteggermi. L'acqua cade per ogni dove. Pioggia liberatrice. Lava le preoccupazioni. Per un attimo sentii le mie guancie fresche come pesche appena lavate ed i piedi come nudi. Per un attimo, assaggiavo una sensazione calda nonostante la freschezza che la circondava. Una sensazione che mi riportava indietro nel tempo, a quando uscivo da scuola come studentessa e tornavo a casa. Le cose apparivano più semplici nonostante i problemi di geometria. Quell'acqua che bagnava i miei piedi vestiti di soli sandali, mi spogliavano dell'impermeabile anti-emozioni che a volte si indossa per correre più veloci alle mete. Adorata pioggia che mi riporti indietro al grembo materno, a quando ero nutrita da un cordone, che mi rendi semplice e viva dentro

domenica 9 agosto 2009

Serena follia

Quando la luce cavalca le onde
gli occhi ne sono ebbri
da catturare pezzetti
di serena follia in riva
il vento sospira parole e pace
come se respirando
tutto il mondo fosse in testa e nelle mie orecchie
le nuvole formano stelle mattutine
dal cielo forse qualcuno copre
miraggi di rabbia
colorati acquiloni
dal sapore fantastico

Freddo

Quando il freddo si appoggia sulla pelle
come un pidocchio insolente
le certezze affondano nella sabbia
Cosa siamo noi?
Pezzetti di tempo nell'infinito sfuggente
frazioni di emozioni che i padri
sapientemente insegnano a contenere
per non piangere da adulti
Noi? Voragini di cenere
che ricordano fuochi legendari
o falò estivi
Noi? Cumolo di ricordi e di malinconie
che il vento ci strappa inclemente
Non ci è dato di piangere
solo di seguire il ritmo
Musica inclemente

mercoledì 29 luglio 2009

Nostalgia

Bianca la nostalgia

come sorriso mancato

come tramonto di un'estate

appena iniziata

sorrisi al vento e

voglia di correre

stop

voglia di rugiada

ho voglia di avere voglia

stop

mi rincorrono immagini

non ancora sfocate di nostalgie al gusto

acre di granita al limone

stop

il fuoco del tramonto

annuncia nostalgia di te

altra nostalgia da bere

per non mordere aride emozioni

stop

per non spengere il cuore

mercoledì 8 luglio 2009

In punta di piedi

Pallida la tua pelle e le parole
cammini piano
ti insinui oltre senza colore
sugli occhi di tutti è il lavoro invano

Prudenza alla luce del giorno
noncuranza all'aria oscura
il silenzio è il tuo contorno
tra la gente si allontana la frattura

Corrono i piedi senza rumore
sulle punte, sulla via il fragore

venerdì 3 luglio 2009

tempesta

E' una consuetudine.. ormai. Pensi che il cielo sia sereno ed invece è rotto dal singhiozzo e dalle urla della tempesta estiva. Ancora più inattesa ed attesa allo stesso tempo. Desideri che la calura sia portata via dalla tempesta e dalla pioggia, che il fresco ritorni ad infonderti nuove energie. Spesso non si ascolta il sapore delle cose, lo si apprezza quando la pioggia spazza il ricordo del sole. Oppure si attende la pioggia quando il sole tormenta la nostra fronte, quando i pensieri e le preocupazioni appaiano più roventi. Semplicemente vorrei circumnavigare la vita su di una rotta rettilenea a volte, a volte quando tutto sembra così contorto da annebbiare la vista e da far tremare le membra. Seduta sulle orme mie, mi rendo conto che a volte non tutto dipende dai tuoi passi, e che a volte la tempesta impedisce il corso ed il cammino. Maledetta, sospirata tempesta, pur così cara che mi ricordi la fragilità del destino e la precarietà, sospirata tempesta che devi il corso di un giorno che potrebbe essere monotono ed uguale a se stesso. Desiderata tempesta odiata al tempo stesso, che rinchiudi il desiderio di uscire dentro una bottiglia vuota. Bicchiere mezzo pieno, bicchiere mezzo vuoto. Bevo dal tuo bicchiere, fortuna perchè altro non so e non posso.

lunedì 2 febbraio 2009

Schizofrenia (continua da pura paura)


La porta si richiuse. Forse è' il vento pensai. Soffia forte come aria da aspirare. Forte. "Eppure non c'è tempesta". I pensieri fluttuavano nell'aria stanca, stanca di esistere. Ma la paura cresceva sempre più forte. "Devo restare calma" pensavo. Ma l'agitazione cresceva. Calma. Quella consonante "c" metteva ancora più agitazione addosso. Ma perchè calma non inizia con una bella "s" sonora? All'improvviso dei passi. Passi metallici accompagnati dal vento, giù per le scale. Le porte si aprivano e chiudevano. "Strano", pensai, "eppure credevo che Cecilia fosse uscita". Mi guardai allo specchio, sciolsi la coda di cavallo e lasciai i capelli liberi di cadere a testa in giù. Una risata. Poi un pianto. Mille ricordi si affacciavano alla finestra della mia mente. Mia madre che abbracciava mia sorella Cecilia, a me Maria non riservava che schiaffi. Mia sorella doveva scomparire dai miei ricordi. Era diventata un'ossessione il ricordo di quelle carezze riservate solo ed esclusivamente per lei. L'acredine di cui ero circondata era diventata parte dell'asprezza del mio carattere. Pungeva come riccio. Uno straccio di riccio, veramente. Oramai mi sentivo troppo stanca anche per pungere. Mi guardai allo specchio. Eppure non ero così male, non ero così dissimile da Cecilia. Eppure così diversa, così solare, così aperta e disponibile al dialogo. Cresciute insieme, Cecilia era il mio alter-ego, ottimi voti a scuola, brava nello sport, non c'era una cosa che non sapesse fare o dire al momento opportuno. Io invece ero loquace al momento inopportuno, battuta pronta al tempo sbagliato, come un accordo fuori posto in un'orchestra sinfonica, un clown da circo capace di far piangere anzicchè ridere.
"Maria Cecilia, Maria Cecilia" mia madre dall'altra stanza gridava a voce alta. "Cec" ed un urlo. La porta si aprì, poi un urlo secco. Il mio corpo bagnato di sangue, ed un coltello nelle mie mani.