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giovedì 29 maggio 2008

Dal diario di un'autistica


Ma cosa credi che non so comunicare solo perché non so parlare? Adesso do uno schiaffo al primo che passa. Ecco, perché mi guardi così? Sono nervosa. Si. Sono nervosa. Perché non mi capisci. Perché non so parlare. Non mi capisci solo perchè non so parlare. Ma ho un sacco di cose da dire. E capisco. Diamine. Capisco, molte più cose di quanto tu possa immaginare. Perché so sentire, capisco perché ricordo. Perché non so accettare l’ipocrisia, il perbenismo, l’indifferenza, gli sguardi di pietà. Si, proprio tu che mi guardi torvo, che non ti avvicini, o che mi respingi con la mano, quando tento di avvicinarmi. A volte strillo. A volte scandisco con la bocca delle cose, non so forse dei suoni, tento di farmi capire e quindi ricorro alla forza. Si, agli schiaffi. Perché ci sarà un modo di farti capire che esisto in classe. Esisto anch’io. Non ve ne siete accorti? Quando butto via le cose, è perché non voglio lavorare. Quando disegno, mi rilasso, scivola la mia rabbia sul foglio. Si scioglie come la cioccolata fondente nel forno, quando prepari un dolce. Ma preferisco le patatine. Ho anche i miei gusti, cosa credi? Cose salate, perché la dolcezza amo misurala. Me ne difendo. Non mi fido. Ma abbracciami. Si, anche se ti respingo, anche se allontano la mia mano quando vuoi farmi una carezza, tu non ti allontanare. Abbracciami lo stesso. Dammi la tua mano. Se mi dai la tua mano, io so che mi sei vicino, che non sono sola. Allora posso parlare. Si scioglie la lingua, dico qualcosa simile al tuo linguaggio e tu mi comprendi. E’ una magia. E’ bello quando ciò accade. Ma nella mia vita, ad un certo punto è successo qualcosa per cui si è interrotta la relazione tra me e te, tra me ed un altro. Ho paura. Ho paura quando alzi la voce, ho paura quando c’è rumore intorno. Ho paura, difendimi. Anche quando ti allontano, soprattutto quando ti allontano. Io esisto. Esisto con le mie passioni, esisto con le mie paure, esisto con la mia voglia di innamorarmi, esisto con la testa e con il cuore. Lì dove la mia testa non arriva a comprendere, mi aiuta il cuore. Il cuore mi aiuta a comprendere anche quando mi lasci sola, quando hai bisogno dei tuoi spazi, quando sei nervoso e mi allontani. Per questo so perdonare. Ti cerco perché so perdonare, cosa credi? Ho bisogno di te. Come quando scorre l’acqua nel lavandino e non c’è il tappo. Il rubinetto non è chiuso. E’ questo mio bisogno che ti fa paura? Allora perché metti le distanze? Perché crei quella separazione? Io non voglio separarmi, non ci riesco. Non voglio crescere. Non so crescere. Devi capirmi. Se smetto di fare la bambina, se tu capissi che io sono in grado di fare delle cose, se divento più indipendente, tu ti allontaneresti ancora di più ed io ne soffrirei, anche se non parlo. La gente pensa questo. Che non so stare in mezzo alla gente. Non è vero. Io desidero stare in mezzo alla gente. Adoro ascoltare la musica. Mi rilassa. A volte canto. A volte leggo. A volte studio. Sempre sento. Ci sento. E tu? Cosa credi? Anche tu vivi il tuo autismo. Quando non hai voglia di parlare, quando ti chiudi nella stanza, quando torni a casa, e speri che non ci sia nessuno, quando allontani la tua immagine riflessa perché non ti accetti, quando eviti gli sguardi. Ti ricordi? Per esempio, quella volta mi raccontasti che non avevi voglia di aprire la porta per affrontare la vita, o di saltare quel cancello. Allora sai che ti ascolto. Tu mi parli. Ed io ascolto. E’ facile per te. E’ comodo. Non posso oppormi. So ascoltare e questo fa di me la migliore amica del mondo. Sto in silenzio. Oggi quando tutti hanno voglia di parlare, di dire cose senza senso. Io ascolto e ti restituisco un senso. Ti sto vicino. Ti restituisco la capacità di sentirti forte. Con la mia debolezza. Allora, mi usi. Usi i miei bisogni per nascondere i tuoi. Non ti allontanare. Usami pure, ma ricordati che tutto ciò ha un senso. Io ti restituisco il senso. E sopratutto io sono io, senza etichette.
Dal mio mondo al tuo,

Con affetto,
G.

lunedì 26 maggio 2008

Inauguro la stagione della scrittura whiskey. La scrittura della ribellione, della fantasia, dei pochi punti esclamativi e virgole. Stagione primaverile fatta di flusso, non pause, di passione e voli pindarici, perché la scrittura è anche questo è un po’ morire per capire – carpire la vita ed indossare le ali. Senza falsi erotismi od afrodismi.

lunedì 19 maggio 2008

Silenzio





Il silenzio è oro, non lo puoi bagnare d'argento. Il silenzio è oro, a volte ha un senso, a volte è solo un vuoto di parole. Ci sono silenzi che sono bellissimi da ascoltare. Ci sono silenzi duri come pietra. Ci sono silenzi che fanno eco, rimbombano nella testa come parole mancate, come parole non dette che vibrano al suono di un basso, che ripete sempre lo stesso ritmo. Ritmo. Ritmo di respiro. Aria. Il silenzio è aria. A volte. A volte, invece nel silenzio, l' aria ti manca. Vorresti respirare le parole, ma le deglutisci. A volte il silenzio è come il vento, porta via le parole non dette da un orecchio all'altro. Empatia. Il silenzio è oro. Non lo si può spacciare come un falso.

sabato 17 maggio 2008

Vento ladro
che derubi il mio foulard
e tenti di violarmi
tra i capelli
scivoli tagliente
sul viso ancora addormentato
affannosamente
mi dibatto
e a duello sfido la tua impazienza

mercoledì 14 maggio 2008

Stelle
bagnano di luce il cielo
come tanti spruzzi di vernice
non cercano fortuna
solo sogni blu ....
E' ora di camminare

Timida la luna
sfiora le nubi
Fragili ombre
sul suo candore
di improvviso svanisce
come era apparsa
e ciò che sembrava potesse durare in eterno
svanisce in solo attimo....

Cammino
in pugno solo briciole di libertà
e negli occhi il cielo

martedì 13 maggio 2008

Rimpianto

Cime dorate
odo melodie rosa
rosei voli d'acquila
mentre il sole scompare
alla mia vista
lentamente
come spicchi di un'arancia matura
dietro la montagna
Rimpiange il cielo
il suo sole
inghiottito
dal male

Tramonto


Gocce di luce
volano sul mare timido
Schizzi d'allegria sulla paura
lontana, antica, nemica
mi guarda triste
mentre scivolo via
ferocemente viva
vivo io

lunedì 12 maggio 2008

Mio unico amore, mio unico odio, prodigio d'amore amare un nemico
Romeo e Giulietta, Shakespeare
Certe notti canta qualcuno, certi giorni aggiungo io certi giorni ti senti uguale, monocorde, come una chitarra scordata. Fai fatica a metterti in piedi, a ricordare il tuo nome e dove vai. Ti alzi e sai di non doverti alzare ti rimetti in piedi con la forza della nenia che hai testa, ma certi giorni, dopo certe notti, sono davvero indigesti. Il gallo non canta per svegliarti. Non più. C’è la sveglia, ma la sveglia non serve quando la voglia di fragole, ti fa aprire gli occhi. Ho voglia di fragole. Ho voglia di masticare qualcosa di dolce in attesa di qualcuno che mi inondi con la sua freschezza primaverile. Ho voglia di fragola. Fragola rossa, Fragola di bosco. Del bosco dove è stata colta. Dell’erba su cui riposava, e su cui vorrei camminare a piedi nudi. Ho voglia di stiracchiarmi. Di fingermi ancora assonnata e di mordere labbra di fragola rossa. Rosso come il sangue che batte nelle arterie alle tempie, rosso come il volto dopo un’emozione violenta. Rossa come la rosa che ho ricevuto. Chissà perché ma le fragole si fanno attendere così come le donne al primo appuntamento. Le desideri quando non ci sono, così come l’amore, ti manca quando non c’è. E’ quando non c’è che ne hai più bisogno. “Mio unico amore, mio unico odio, prodigio d’amore amare un nemico” Shakespeare. L’amore è nemico anche quando non si ama un nemico.

martedì 6 maggio 2008

Mari onda

Non sono solo spruzzi, ma sprazzi di vita. Devo fare in fretta prima che la mente sbiadisca i ricordi o li renda diversi dalla realtà, non ho più scritto giorno per giorno. Ho preferito ingannare il tempo, cercando di non estraniarmi con la scrittura.
Adesso tutto si presenta un pò confuso. Dunque eravamo a Milos.

Da Milos siamo partiti per Paros. Altro giro, altra corsa, con un cambio nell’equipaggio. D. veniva sostituito dal nostro amico A. A Paros c’è stata una riunione per capire se fosse il caso di proseguire per Mikonos, o scegliere una rotta più breve. Eravamo divisi in due gruppi ma, alla fine, ha prevalso l’idea del giro breve con tappe piccole e più notti in rada. Vigliaccheria o amore per la natura?

Prima tappa Naxos, non prima di aver fatto un bagno in Antiparos. Il ricordo di Milos a cui non ho accennato mi sconvolge ancora e devo interrompere la mia narrazione per descrivere ciò che vedo davanti i miei occhi. Eravamo nei pressi di Milos. Una caverna, un varco tra le rocce era davanti ai nostri occhi. Le rocce bianche e levigate dal tempo si aprivano e lasciavano spazio all’immaginazione. L’immaginazione è figlia della curiosità, sorella del desiderio. E quel desiderio ci spingeva a fermarci per guardare oltre, oltre il varco. Nel frattempo cercavo nella mente delle immagini, cercavo di esplorare con la mente oltre il varco. Acqua limpida? Una grotta? Il tempo trascorreva, ci avvicinavamo alla meta ma non riuscivo a capire, c’era qualcosa di misterioso. Tra la sorpresa di tutti, si intravide sabbia bianca. Il tempo aveva logorato le rocce ed aveva scavato un varco, una piscina naturale racchiusa tra le rocce ed invisibile dal mare perché nascosta dalle montagne. Una volta di quelle rare volte in cui la realtà supera la fantasia

Da lì, sono risalita fin su alla barca a nuoto. I pesci accompagnavano di nuovo il mio andare ed io mi sentivo sicura anche se lontana dal resto del gruppo. Salita a bordo, una voce amica mi rimproverava di allontanarmi troppo a nuoto. Risposi "Non c’è di che temere". Ammetto di essere un pò spericolata. A Tenerife, alcuni anni fa, durante un'escursione stavo per cadere a causa del terreno franoso in un dirupo, inghiottita dalle onde, mi salvaì con la forza delle mie sole braccia. Riuscii a risalire su per la roccia fragile. Due anni fa, invece, mi tuffaì dalla barca a vela, in acqua senza cima, con mare lungo e riuscii a galleggiare per molto tempo tra le onde perchè la mia barca era lontana e l'equipaggio non riusciva a ripescarmi a causa del vento. Il mare è mio amico, non mi ha lasciato mai naufragare.

E Milos? Il paese, il porto? Molto raffinata e romantica. Baretti sul porto in fila indiana accoglievano i turisti ed i naviganti, mentre viuzze fitte e dai caratteristici negozi le facevano da cornice. A sera luci soffuse, i bar accoglievano con i loro divani e sofà dal sapore fetish. Lì la natura sembrava aver fatto l’amore con il turismo senza scomporsi.
Eravamo a Naxos, ma Naxos non mi ha lasciato nulla nella memoria, eccetto per una bella veleggiata nel tragitto da Antiparos a Naxos. Onde lunghe, acqua che entrava in ogni dove, ma sorridenti accoglievamo tutti gli spostamenti, perché le vele gonfiate dal vento ci procuravano ilarità. Nel silenzio rotto solo dal vento proseguiva la veleggiata. Rotto lo stereo. Rotto anche il vento stufo di ascoltare le nostre voci che intonavano canti: Mannoia, Battisti, Vasco… Così rotto, da trasportare le nostre voci lontano verso la riva.

Era fulva quell’allegria, come fulvo il vento tra le onde. Bagno in acqua blue e ruvida sera.
Notte di rada, notte in rada, rara notte in cui non hai null'altro da fare che raccogliere con lo sguardo le stelle cadenti. “Qual è la tecnica?” Intona JJ. Ed io “Fissane una finchè non le porti jella e cade”.

Notte di stelle. Buona notte alle stelle, buona notte ai naviganti coraggiosi, a quelli che mangiano yogurt o nutella per ammazzare il tempo a quelli che sognano sotto il manto di luce, a chi è pratico e tiene sotto controllo la randa, il timone, la cima, a chi non vede l’ora di ormeggiare. E Buona notte a voi che leggete le mie note

lunedì 5 maggio 2008



Il mare consolida l'autostima, perchè non ci sono i rumori della città a rimpiciolire il tuo ego
Maria de Mar

Mari onda


Buon giorno anche a te con gli occhi arrabbiati, buon giorno anche a voi amori appena nati. Canta Loredana Berte' ... Il buon giorno sul mare si vede sopratutto da un cielo limpido. Il gioco e' meno duro ed i duri iniziano a sognare. Chi assaggia il sole, chi legge un libro, chi conduce il gioco. Chi sfida il mal di mare girando il riso nella pentola. In barca si crea una mini societa'. Il leader e' lo skipper che pensa un po' al bene comune, come amministrare provviste. Gli spazi sono ristretti e guardare il mondo da un oblo' a volte e' difficile. A volte hai solo voglia di dormire in coperta, nel pozzetto, altre volte cerchi terra perche' vorresti camminare.
Dare del tu al mare e' una strana sensazione, conoscere ogni sua mossa, per catturare il vento e favorire la navigazione. Il mare aiuta l'autostima, perchè non ci sono i rumori della città a rimpiciolire il tuo ego.
Due giorni fa abbiamo ballato sul ritmo di onde alte 6 metri. Sgomento, paura, manovre rese difficili da strumenti inaffidabili e marinai tramortiti. Quando hai lo stomaco sotto sopra, la barca sembra essere divorata dalle onde, dimentichi tutte le immagini bucoliche vorresti solo mettere i piedi a terra. Finalmente terra: Santorini. Nel cercare un posto dove ormeggiare ci attendevano altre due ore di navigazione. Ad aiutarci ad ormeggiare al porto erano li' pronti due pescatori con il loro inglese dall'accento greco... e senza accettare alcuna ricompensa. E' incredibile la solidarietà che si crea nei porti. Dopo la luna in un bicchiere con ghiaccio e gin.
Oggi, ascolto un po' di musica a prua, coccolata dall'aria morbida, dopo una sosta in una caletta. Nuotando mi hanno fatto compagnia timidi pesciolini. I pesci sono i migliori amici dell'uomo, puoi dir loro qualunque cavolata, ti ascoltano senza ribattere. Hai sempre ragione tu, loro restano in silenzio. E'bella la sensazione di avere sempre ragione.
Una grotta ci accolti tutti ed il silenzio e' stato rotto da risate, urla. Il tempo scorre senza che ce ne accorgiamo non riesci a distinguere tra ieri oggi come tra il cielo ed il mare, mentre la musica va. Notti in rada, notti coperti di stelle, mangiamo pane e semplicita' ogni giorno, qualche chiacchiera affogata nel Martini e la paura della traversata va via e lascia il posto alla serenita'. Santorini ci ha offerto lo spettacolo di un'isola movimentata, ma che lascia spazio a scorci e paesaggi. Da terra, paesaggi brulli e aridi si alternano a vegetazione. Ieri abbiamo salutato Santorini in direzione Milos. Sosta in un'isola di cui non ricordo il nome, notte in rada. Dal porto di Milos e' tutto


sabato 3 maggio 2008


"Dove andiamo?" "Non lo so, ma dobbiamo andare"
Jack Kerouac