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mercoledì 9 aprile 2008

La punta del naso

Le guardavo il naso, non le orecchie, il mento la fronte, gli occhi. Le guardavo proprio il naso, come a darle la sensazione che la guardassi negli occhi. Ma non era così semplice. Guardarla negli occhi era come sfidare a duello una tigre affamata, con l’unica arma di un delicato fioretto. Non era una guerra ad armi pari. Non era solo la paura di essere inghiottito, divorato dalla sua rabbia. Il fatto era, che io non riuscivo proprio a guardare il suo volto, a starle di fronte, insomma mi nascondevo dietro gli occhiali. Fingevo di sfidarla, di guardarla in viso, ma forse aveva capito il trucco già. Per lei, non ero mai abbastanza. Non ero mai sufficientemente perfetto. “Papà, mi passi la marmellata?” “Subito” Perché non era semplice come con mia figlia?. Lei si che si fidava, che si accontentava, sorrideva bonariamente dei miei errori e mi restituiva l’immagine di un uomo quasi perfetto. Eppure quando eravamo fidanzati, l’amore trasformava i miei difetti in pregi, mi sentivo accettato da mia moglie. Ma poi, gli affanni, la quotidianità ammazzò la passione e dell’amore non restava che cenere. Avevo provato ad alzare la voce anch’io a sbattere la porta, ad andarmene, ma le cose non erano migliorate anzi avevano accentuato la distanza tra il giudice ed il reo. Ricordo ancora quella volta che scoprì gli sms tra me e Lucia (una mia vecchia fiamma). Le si accese il viso di rabbia. Tutto ciò che seppi dirle era contenuto nella frase “Adesso esco e non torno più”. Aveva esagerato. Rimproverarmi davanti mia figlia come un bambino con il dito nel barattolo della nutella. Anche i suoi rimproveri avevano il sapore delle sgridate materne e le mie reazioni il gusto della libertà adolescenziale. Nonostante i miei 40 anni, non mi ritengo un adolescente. Credo che per me sia arrivato il momento della resa dei conti, il momento in cui hai bisogno di dimostrare chi sei e quanto vali, perché non c’è nessuno intorno che te lo ricordi. Lei aveva 42 anni. Se essere quarantenni significa essere privi di sbalzi e di fantasia ecco mia moglie dimostrava tutti i suoi anni. Mai uno strappo alla regola, mai una trasgressione. Né con i dolci, nè a letto. Tutto così convenzionale e banale. A volte per provocarla, cercavo di spogliarla in ascensore come ai vecchi tempi, ma, inutilmente. Mi respingeva. Odiava quello che prima amava, improvvisare l’amore in situazioni impreviste. Eravamo adesso la madre ed il figlio. Cambiano le cose, quando vieni assalito dalla crisi dei 40 anni. Vorresti ritornare indietro, ti improvvisi giovane, ti guardi allo specchio, decidi che tutto sommato non sei male e speri di vantarti di nuove conquiste. In ufficio, cerchi una ragazza da corteggiare, per sentirti più appetibile, sfili attentamente l’anello dal dito, avendo cura che la lei in questione non se ne accorga, e facendo attenzione che non guardi il segno sul dito. E poi, come il Gallo Cedrone, noto film interpretato da Verdone, ti avvicini chiedendole una sigaretta, sperando di attaccare il cosiddetto bottone. Se sei fortunato porti a casa un numero telefonico, su cui inviare sms hard passional o sentimentali (dipende dal tipo di donna). Non li cancelli, perché la mattina servono per il tuo buon umore e la tua autostima, ma tua moglie puntualmente scopre il pin del tuo cellulare e l’incanto svanisce. Quello che era un amore passionale, ma virtuale, perché corteggi senza avere il coraggio di passare al sodo, finisce nella pattumiera con tutti i tuoi sogni hard. Giuri solennemente a tua moglie che non sei mai stato a letto con lei, ma nonostante il più delle volte sia vero quanto affermi, non sei creduto. Il più delle volte, però. Spergiuri che non alzerai mai più il telefono per sentire quelle frasi, che lei definisce osé ma che stuzzicano la tua fantasia erotica ormai spenta. Allora passi ad internet. Sperando di non essere scoperto: e-mail fugaci, promesse di incontri qualche volta rispettati ma, molte volte deludenti, frasi dolci e frasi bugiarde. “Papà, papà mi aiuti ad aprire la bottiglia”. La voce di mia figlia mi riportò in cucina. Ecco mia figlia mi faceva sentire addirittura utile. Avevo da poco terminato una relazione virtuale con una bomba sexy. Questa volta non era stata mia moglie ad interrompere la relazione. Mia figlia aveva scoperto sul mio computer delle tracce di conversazioni in “chat”. Ma, le cancellai al solo rabbuiarsi del suo volto, triste presentimento che il padre che tanto amava, aveva l’età mentale di un suo coetaneo. Quel giorno decisi che qualcosa dovesse cambiare nella mia vita: tanto per cominciare dovevo affrontare quello sguardo autoritario di mia moglie. Non averne paura. Entraì in cucina barcollando nel buio. Mi girai di scatto, così per impulso e ritrovaì mia moglie intenta a ricercare al buio un’aspirina per suo raffreddore. Eravamo entrati entrambi come vampiri allergici alla luce. La ritrovaì, perché in quel momento mi sembrava diversa. La febbre l’aveva addolcita, resa più docile. I capelli sempre raccolti in uno stupido, odioso chignon le scivolavano adesso liberi sulle spalle un po’ curve,coperte da una vestaglia blue. La luce del lampione che proveniva dalla finestra illuminava il suo collo. Timidamente mi accostai. Sapevo che avrebbe respinto qualsiasi offerta di aiuto. Non so perché, ma, quando mi accostai, provai l’istinto incontrollabile di abbracciarla, l’afferrai per i fianchi. Lei si girò di scatto e senza difese abbassò lo sguardo. Le sfioraì il mento e rivolsi il suo sguardo verso il mio. Mi sentii padrone di me stesso, di lei, della nostra relazione, la baciai poi le dissi: “I tuoi occhi sono bellissimi”. I nostri occhi si incrociarono come non lo facevano da tempo ormai. Quel giorno facemmo l’amore. I nostri sessi, le nostre mani, i nostri corpi si incrociarono in un candido amplesso, reso pallido dalla nostalgia di un amore rubato dal tempo ed improvvisamente ritornato alla luce tra gli odori di cucina ed il buio.

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